Commissione europea: critiche alla riforma della legge sulla caccia. Ma solo per noi italiani.

La notizia sta rimbalzando nel web come una pallina impazzita. Pare che le 6 Sorelle della potentissima Lobby ambiental/animalista: Legambiente, Lav, Lac, Enpa, WWF e Lipu siano misteriosamente venute in possesso di una lettera che lo scorso mese di dicembre sarebbe stata inviata al governo Meloni dalla commissione europea. La missiva conterrebbe aspre critiche nei confronti del disegno di legge numero 1552 di modifica della legge 157/92 sulla caccia, che al momento è all’esame del Senato.
Da quanto si legge nella nota delle associazioni animaliste, la lettera evidenzierebbe “gravi violazioni delle direttive Uccelli e Habitat rintracciate nella struttura stessa del ddl”, motivo per cui le associazioni chiedono al centrodestra lo stop immediato dei lavori, onde evitare che possa essere approvata una legge palesemente illegittima e dannosa per gli animali, la biodiversità e la sicurezza pubblica.
Ritengo doveroso, a questo proposito, fare alcune considerazioni.
A parte le modalità misteriose tipiche di un romanzo di spionaggio internazionale da guerra fredda, anche gli argomenti e le stesse parole usate dalla talpa della commissione sembrano frutto di un suggerimento che non è azzardato definire sospetto.
Secondo questa segreta lettera, sembrerebbe che la UE tema una deriva da “Far West” della legislazione italiana in materia di attività venatoria.
Che strana questa preoccupazione da parte della Commissione europea, che tollera da sempre che altri Stati usufruiscano allegramente di calendari ben più permissivi dei nostri, che vanno dalla terza decade di agosto fino a febbraio inoltrato. Non solo, ma non trova niente da ridire sulla pratica di alcune cacce tradizionali e sul cosiddetto turismo venatorio, tanto diffuso quanto pernicioso, che però frutta milioni di euro, contribuendo allo stesso tempo alla salvaguardia della biodiversità.
Il fatto è, invece, che è in atto una massiccia campagna di denigrazione e di terrorismo mediatico che non ha precedenti in quanto a organizzazione capillare e all’uso di tecniche di disinformazione, come conteggiare gli omicidi volontari alla stregua di incidenti di caccia e riciclando con metodica regolarità incidenti vecchi di un anno al solo scopo di screditare un’attività umana fra le più sicure in senso assoluto, facendola apparire come una vera calamità.
Purtroppo, dopo oltre 30 anni di incontrastato potere in materia ambientale, con i frutti che sono sotto gli occhi di tutti: frane, alluvioni, ponti crollati, ecomafie, lupi e cinghiali ormai padroni delle città, la Lobby anticaccia non riesce a sopportare un governo che finalmente sembra voglia cercare un nuovo approccio tecnico scientifico di gestione della fauna selvatica ormai fuori controllo.
Dobbiamo arrenderci al fatto che la Commissione europea possa avere in grembo figli e figliastri?

Roma, 7 maggio 2026

Il Presidente
Paolo Sparvoli

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