Lombardia – Quando il cemento e i pannelli cancellano la natura
Quando il cemento e i pannelli cancellano la natura: il grido d’allarme di Libera Caccia Lombardia!
Siamo in Provincia di Milano e la transizione energetica è una necessità globale, ma il modo in cui viene calata sui territori locali continua a far discutere. L’ultimo caso fa discutere a Cerro Maggiore, comune dell’hinterland nord-ovest di Milano, dove è in arrivo un maxi impianto fotovoltaico da ben 20.000 pannelli solari estesi su una superficie pari a 20 campi da calcio. Un’opera imponente che apre un profondo interrogativo: è giusto sacrificare ettari di suolo verde e agricolo in nome dell’energia “green”?
Mentre si celebra la cementificazione mascherata da transizione ecologica, chi vive e custodisce
quotidianamente il territorio — come noi cacciatori — punta il dito contro una realtà ignorata dai salotti urbani: la vera desertificazione faunistica non nasce dalla gestione venatoria, ma dall’invasione del cemento e dalla distruzione sistematica degli habitat naturali.
Caccia regolamentata e tutela: il cacciatore come sentinella del territorio
Nel dibattito pubblico si tende spesso a confondere la caccia con il degrado ambientale, dimenticando che la caccia regolamentata è, per sua natura, legata a doppio filo alla conservazione.
Il cacciatore moderno non è un predatore indiscriminato, ma una vera e propria sentinella ambientale. Attraverso un monitoraggio costante, gestisce e sorveglia il territorio, conoscendo a fondo la consistenza delle specie e lo stato di salute dei boschi e dei campi. A questo si affiancano il ripopolamento e la cura: i cacciatori investono tempo e risorse in progetti concreti di ripopolamento faunistico e nella manutenzione di siepi, boschetti e zone umide. Una gestione faunistica seria garantisce l’equilibrio ecologico, prevenendo i danni all’agricoltura e mantenendo la stabilità degli ecosistemi, ben sapendo, anche egoisticamente, che senza biodiversità la caccia stessa non avrebbe futuro.
La vera minaccia: consumo di suolo e attività antropiche invasive
La vera emergenza per la fauna selvatica non arriva dai prelievi regolamentati e controllati, bensì dall’avanzata inarrestabile delle attività antropiche e del consumo di suolo. Progetti faraonici come quello di Cerro Maggiore trasformano aree verdi vive in distese di vetro, acciaio e cemento. Questa trasformazione radicale provoca la frammentazione degli habitat, dove la fauna perde i propri corridoi ecologici naturali rimanendo isolata e impossibilitata a muoversi. Si assiste così a una vera desertificazione faunistica, poiché attorno a queste distese industriali di pannelli solari non c’è più spazio per la vita selvatica, che viene letteralmente scacciata o cancellata. A ciò si aggiunge la perdita di vocazione agricola, che distrugge le aree capaci di fungere da rifugio e fonte di cibo per le specie stanziali e migratorie.
Difendere l’ambiente prima che sia troppo tardi
Il caso di Cerro Maggiore dimostra che la tutela dell’ambiente non può essere ridotta a uno slogan ideologico. Se si vuole davvero proteggere la biodiversità, bisogna fermare l’aggressione agli ultimi spazi verdi rimasti e valorizzare il ruolo di chi, come i cacciatori e gli agricoltori, vive la terra e ne difende l’equilibrio reale contro l’urbanizzazione selvaggia.
Dott. Carlo Colombo
Presidente ANLC LOMBARDIA








