Dalle allucinazioni ideologiche al flop più cocente
Il popolo “urbano” delle città, quello che butta il pane ai cinghiali nei giardini pubblici, che non sa niente della natura, della campagna, delle esigenze degli agricoltori e degli allevatori era partito con squilli di tromba il 15 luglio 2026 per terminare il 30 settembre.
Il movimento promotore aveva in animo di presentare due quesiti:
Quesito N° 1 – Chiedeva l’abolizione dell’articolo 842 del codice civile e quindi l’introduzione del divieto per i cacciatori di entrare nei fondi privati senza il permesso del proprietario.
Da sottolineare che tale divieto esiste già nel caso vi siano recinzioni, colture in atto e che si tratti di fondi chiusi.
Quesito N° 2 – Chiedeva di abolire l’esenzione che oggi permette alla caccia di non essere considerata maltrattamento animale.
Da sottolineare non solo che la caccia è un’attività consentita in tutto il mondo, pur se con regole diverse, ma che se fosse passato un tale quesito, il passo successivo, sarebbe inevitabilmente stato il divieto di macellazione di animali a scopi alimentari, costringendo tutti, per legge, a diventare vegetariani!
L’inizio non è stato entusiasmante visto che dopo circa una settimana, risultavano raccolte 15.194 firme per il quesito N° 1 e 14.107 per quello relativo al maltrattamento di animali.
Oggi, 30 settembre, è stato ufficialmente certificato il sonoro fallimento del quinto tentativo di referendum anticaccia dal 2021 (uno all’anno!)
Un fallimento che non ammette repliche, anche se il movimento promotore accusa le grandi associazioni ex ambientaliste e diventate animaliste di aver remato contro.
Eppure, tutta l’estate, ad iniziare dal mese di giugno, è stata teatro di una massiccia campagna di disinformazione basata su una montagna di bugie di stampo allarmistico, bugie spesso inventate e divulgate proprio da alcuni politici in cerca di visibilità e di una manciata di voti.
Gli slogan propagandistici li ricordiamo tutti: “Caccia sparatutto”; “Aumento delle specie cacciabili”; “Caccia nei parchi”; “Caccia tutto l’anno”; fino alla perla della “Caccia sulle spiagge sotto gli ombrelloni e fra i lettini”.
E a questa massiccia disinformazione, spalleggiata da alcuni ben noti quotidiani e ripetuta spudoratamente da certi politici, si è unita una subdola campagna di allarmismo sociale attraverso i social con post che, al solo scopo di suscitare sdegno e preoccupazione, riportavano notizie di incidenti accaduti anche un anno prima.
Tutto questo movimento non è servito a niente e oggi, archiviato in maniera così ingloriosa il 5° referendum in cinque anni, non ci resta che aspettare la proposta dell’ennesimo referendum presentata da chi, oltre a ricevere sostanziosi finanziamenti pubblici, si diverte a ricorrere ai vari TAR non spendendo neanche un centesimo.
Roma, 30 settembre 2026
Il Presidente
Paolo Sparvoli








