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Umbria - E se la soluzione fosse a portata di mano?

25 Marzo 2014 (13:11) in Dalle Regioni | Stampa Stampa

Un argomento molto caldo, per certi versi scottante, ma sicuramente importante per il Mondo Venatorio Italiano. Il Progetto ancora in via di sviluppo sull’unica Associazione Venatoria a quanto pare sta prendendo corpo anche se, a mio personalissimo avviso, è iniziato con un unico e primario obiettivo… quello dell’unica copertura assicurativa obbligatoria.

Se partiamo dal concetto che il cacciatore abbia bisogno di una assicurazione meno costosa, perché la logica suggerirebbe che la Confederazione di più soggetti con un cospicuo numero di soci comporti un potere contrattuale più forte di fronte ad una Compagnia con costi più accettabili, l’incipit della nuova figura venatoria che sta nascendo parte già zoppa.

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9 commenti

  • Il 25.03.2014 15:29, andrea ha scritto:

    Ho letto. Rileggerò quanto scritto. Cercherò di andare in profondità ma per ora non sono per nulla convinto.
    Se però in molte situazioni non ci fosse stata Libera Caccia a contrastare il pensiero unico di altre associazioni venatorie e la politica , forse oggi la situazione sarebbe di gran lunga meno vantaggiosa per i cacciatori. Quindi ho promesso che rileggerò e cercherò di trovare qualcosa che mi appartiene in questo documento ma ad oggi non sono propenso a sostenere queste posizioni.
    A presto.

    • Il 25.03.2014 22:48, Stefano Tacconi ha scritto:

      Eppure i concetti sembrano estremamente chiari.
      Luca non crede nel tentativo in atto di aderire a una unica Associazione con perdita di identità, come suggerito da FIdC, Anuu e Arcicaccia per evidenti esigenze di unica copertura assicurativa e prive di un programma di politica venatoria, ma nel mantenimento della propria autonomia e della propria storia.
      Una Federazione di Associazioni già esiste (FACE Italia) e in quella sede la Libera Caccia continuerà a lavorare e proporre idee e soluzioni come ha fatto finora.
      Che poi nascano FACE Regionali è storia da scrivere…in Piemonte è di fresca istituzione una Componente Venatoria che raccoglie tutte le sigle finalizzata alla ricerca di proposte unitarie e condivise.
      La Libera Caccia non è intenzionata a svendere storia, sigla e tradizioni…stanne certo Andrea.

      • Il 25.10.2017 20:08, M.olina ha scritto:

        Piemonte. Sarà che qui è tutto amore, idillio e condivisione fra le AAVV , ma guarda caso i ricorsi “pesanti” sulla disapplicazione della Lex 157 , li fa la ANLC con il suo presidente Paolo Sparvoli…..ovviamente sarei felice di essere contraddetto…. di fatto una unità di facciata serve a qualcosa ? A riprova non esiste, per quel che ne so, un ambito provinciale o comunale o di Atc piemontese dove tale idillio assuma una forma esaustiva. Insomma o con i ricorsi indifettibili (giusti e sacrosanti!) di Sparvoli o per l idillio associativo-venatorio….tertium non datur !

      • Il 27.03.2014 15:30, andrea ha scritto:

        mi sento un pò più rassicurato non perchè noi siamo eccellenze e altri incapaci ma perchè la storia che ci ha portato fino ad oggi ce la siamo guadagnata con enormi sacrifici e essere uomini liberi in questo paese è molto difficile, e questa nostra libertà l’abbiamo sempre e comunque messa a disposizione di tutti i cacciatori anche i non soci.
        a presto
        andrea

        • Il 27.03.2014 22:29, Stefano Tacconi ha scritto:

          E la nostra storia e la nostra libertà non la svenderemo per nulla al mondo caro Andrea…Fieri di Essere Liberi in una Libera Associazione.

          • Il 28.03.2014 09:50, Renato ha scritto:

            Continueremmo a lottare con tutte le forze per essere indipendenti e liberi di costruire futuro della nostra passione.

          • Il 05.08.2017 12:47, Alberto ha scritto:

            TORINO

            Il germano reale vota a destra, il cinghiale Grillo: il Piemonte l’unica regione senza legge sulla caccia
            Tre progetti sul tappeto ma lo scontro è tutto sulle specie cacciabili

            Pubblicato il 03/08/2017
            Ultima modifica il 03/08/2017 alle ore 12:19
            Se il germano reale potesse votare, voterebbe centrodestra. La pernice bianca certamente centrosinistra e Pd; il cinghiale sarebbe grillino. Il Piemonte è l’unica regione italiana senza una legge sulla caccia dal lontano 2012 quando, regnante il leghista Cota, venne annullata l’esistente per evitare il referendum. Per questo motivo, a Palazzo Lascaris, per superare l’anomalia, si stanno confrontando 3 disegni di legge, uno della maggioranza, gli altri di grillini e del Movimento sovranista.
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            Ma senza legge come si è arrivati ad oggi? Dal 2012 i poco più di 20 mila cacciatori piemontesi (loro si quotano a 25 mila, ma i tesserini che certificano la pratica venatoria di ognuno sono meno degli iscritti alle associazioni delle doppiette) sono governati solo dalla legge nazionale che, dovendo tenere conto di mille campanili, elenca 37 specie cacciabili alcune delle quali mai viste alle nostre latitudini. A tradurre in piemontese la norma nazionale, è il «calendario venatorio», atto amministrativo della Giunta, sul quale da 3 anni avvengono epici scontri politici e giudiziari. Perché da una Giunta di centrodestra, diciamo, più vicina al sentiment dei cacciatori, si è passati, con la giunta Chiamparino e l’assessore Giorgio Ferrero, a un approccio più filo-animalista. La strada scelta da Ferrero, oltre a rivoluzionare, con grandi polemiche, le strutture amministrative che regolamentano le zone di caccia nelle quali è suddiviso il Piemonte, ha eliminato dalle specie cacciabili animali simbolo come la pernice bianca (ce ne sono pochissime) e la lepre variabile.
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            Scelte contestate davanti al Tar appellandosi al principio che la Regione non può vietare ciò che la legge nazionale permette. Oggi, siamo in attesa che la Corte Costituzionale, alla quale, quasi certamente, il Tar dirà di rivolgersi, risolva il busillis. Che però, si riproporrà quando e se la nuova legge del Piemonte diventerà quella proposta dal centrosinistra. Che elenca 15 specie da non cacciare ma permesse dalla legge nazionale.
            Una dozzina sono diverse specie di anatre, anatidi per chi se ne intende, con gran scorno del germano reale il quale, essendo rimasto l’unica anatra cacciabile, si vede preso di mira da 20 mila doppiette. Ecco perché, se potesse, voterebbe centrodestra che chiede di non vietare alcuna specie. Tranquilli, non che da quelle parti siano assetati di sangue. Chiedono, a cominciare da Gian Luigi Vignale consigliere di Mn, cacciatore appassionato e autore di una delle proposte di legge, di attenersi alla «consistenza faunistica», strumento tecnico che stabilisce quali e quanti animali possono essere abbattuti senza pregiudicarne l’esistenza.
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            Non è un criterio corretto? «Lo è, ma noi seguiamo anche quelle direttive europee e del ministero dell’Ambiente che indicano le specie da tutelare - replicano dall’assessorato che senso ha sparare alla pernice bianca quando, seguendo il criterio della “consistenza faunistica”, se ne potevano uccidere 85 in tutto il Piemonte? Meglio vietarne l’uccisione del tutto». All’estremo opposto, c’è la proposta grillina del consigliere Giorgio Bertola che riduce al minimo le specie cacciabili e i giorni per sparare: appena 3 fagiani, 2 lepri e 5 cinghiali all’anno per cacciatore e imbracciando la doppietta solo il mercoledì e il sabato. Capite bene che nella comunità dei cinghiali, stimata in 30 mila capi e presi letteralmente di mira ovunque per i danni che provocano, si faccia un tifo sfegatato per gli amici grillini e la loro proposta di legge. Se ne riparlerà a settembre.

            • Il 05.08.2017 13:52, M.olina ha scritto:

              Grazie Alberto , per aver riprodotto l articolo pubblicato dal ” la stampa ” del 3/8 /2017 ….con tanto di titolo. Che tutti sappiano !

              • Il 24.10.2017 00:52, M.olina ha scritto:

                È stato di recente approvato in Francia il piano di abbattimento dei lupi 2017-2018 , cioè per un anno intero. Saranno abbattuti 42 lupi ma sarà possibile abbattere tutti quelli che attaccano l uomo e quelli che sono psicologicamente (?) in fase di attacco delle greggi , oltre i 42 previsti. In pratica saranno abbattuti i lupi che si trovano principalmente lungo la regione di confine italiana ( Piemonte ) dove la concentrazione e più elevata. Ora aspettiamo i risultati ai fini di un censimento delle popolazioni. Non risultano azioni di disturbo o di impedimento del controllo dei canidi , in quanto gli allevatori francesi sono piuttosto preoccupati per i loro redditi e non molto ” comprensivi” di eventuali limitazioni.Comunque chi vuole protestare contro di loro e i cacciatori locali , potrà presentarsi nelle varie Federazioni della Caccia, e i vari ACCA della zona. Anche con una limitata conoscenza della lingua francese, si otterranno risultati indimenticabili !

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